Insegnante aggredita, scuola chiede di ritirare denuncia. Dirigente offende in pubblico docenti. Tre casi “stravaganti”

I tre casi che seguono, modificati per non renderli riconducibili ai loro autori, sono affatto diversi tra loro ma altrettanto interessanti. Il primo narra dell’aggressione a una docente all’interno della scuola.

Il secondo tratta della vicenda di una docente inidonea all’insegnamento che vorrebbe tornare a insegnare a 53 anni. L’ultimo presenta una dettagliata lista di gravi lamentele di una docente nei confronti della sua DS. Per ciascuna di queste storie verranno espresse delle considerazioni utili ad affrontare simili circostanze.

Domanda. Gentile dottore, sono una professoressa che insegna alle “medie”. Il nostro lavoro, anzi la nostra “missione”, ci mette spesso di fronte a scelte difficili, decisioni tormentate. Siamo tutti bravi con le parole, (o quasi), ma non sempre si trova il coraggio e la forza di passare alla concretezza dei fatti, non sempre si trova il coraggio e la DIGNITÀ di dire BASTA!

È passato un anno da quando una mia collega, fu offesa e picchiata da una mamma durante un incontro scuola-famiglia. Offesa moralmente e fisicamente solo perché, in quanto insegnante di sostegno, doveva occuparsi soltanto del “suo alunno” e non redarguire il comportamento gravemente maleducato della figlia. Intervennero i carabinieri (allertati da noi docenti), la collega fu accompagnata presso il più vicino presidio ospedaliero (da noi docenti), la collega sporse denuncia. La scuola mantenne prima una posizione defilata, successivamente suggerì alla collega di ritirare la denuncia onde evitare problemi futuri. La collega è rimasta sola, sola con la sua dignità calpestata! In quel momento però la sua dignità ferita era anche la mia, quella di tutti gli insegnanti, della Scuola. Io mi chiedo: come può la Scuola insegnare ai nostri ragazzi i valori della legalità, e della giustizia quando essa stessa sceglie il “quieto vivere”? Come può permettere ai genitori di insultare e picchiare i suoi docenti fin dentro le aule? Questa volta però è andata diversamente:

la collega vuole riprendersi la sua DIGNITÀ, la mia, quella degli insegnanti e della scuola.

La collega si è costituita in giudizio come persona offesa, ma offesi lo siamo tutti. La collega è stata lasciata sola, sola fisicamente, moralmente, economicamente, ma la sua lotta, sarà anche la mia di tutti gli insegnanti.

Risposta. Immagino già che molti lettori si “irrigidiranno” di fronte al termine “missione” evocato dalla collega, tuttavia lo sdegno e la rabbia per l’aggressione subita dalla professoressa sono più che legittimi. Manifestarle solidarietà e vicinanza è pertanto opportuno e condivisibile, soprattutto di fronte al disimpegno istituzionale scolastico. In più occasioni ho sconsigliato risoluzioni a tarallucci e vino coi genitori prepotenti e maneschi. Tuttavia, l’insegnante può trovarsi da solo dovendo pagare avvocati che l’assistano nell’iter legale. Proprio per questo credo che oggi sia indispensabile avere la copertura di una polizza assicurativa ad hoc come quella proposta da: nsegnanteprotetto.com

Domanda. Gentile dottore, 

sono una maestra elementare. Le scrissi qualche anno fa. Ora sono da qualche anno permanentemente inidonea all’insegnamento. Sono preoccupata perché il preside della scuola mi ha chiamata per dire che sarò convocata a visita medica collegiale a breve nel capoluogo di Regione. Ho letto di andarci preparata con certificati recenti e di struttura pubblica. Vado periodicamente dal medico psichiatra del CPS ogni 2 mesi ed ho pensato di farmi rilasciare breve relazione. Vorrei tornare ad insegnare perché starne fuori in questi anni è stato durissimo.

Mi può consigliare come fare? Ho 53 anni dei quali 30 nella scuola. Inoltre, essere considerata la malata della scuola non aiuta. Ho cercato di fare tanti cartelloni sulla salute per le maestre ed ho riorganizzato la biblioteca. La ringrazio per i consigli che vorrà darmi.

Risposta. Non è chiaro perché la docente, giudicata “permanentemente inidonea all’insegnamento”, debba essere richiamata in CMV. L’unica possibilità è che il DS abbia richiesto un nuovo Accertamento Medico d’Ufficio (AMU) in CMV per un eventuale aggravamento o per le continue insistenze della docente per voler tornare in cattedra nonostante i suoi 53 anni. Riconosco che spesso è vero, come dice la maestra, che capita di essere chiamati “pazzi o malati” da altri colleghi, ma è altresì vero che tornare a insegnare può essere devastante: nel giro di pochi mesi ho visto sclerare docenti che tornavano dalla biblioteca. Certamente possono esistere anche le eccezioni, ma tali restano.

Domanda. Gentile dottore, faccio seguito alle numerose lettere elencando qui di seguito i comportamenti della DS nei confronti del corpo docente e miei in particolare.

  • Ho sempre avuto un diniego alla richiesta di insegnare inglese
  • Sono sempre stata accusata di assentarmi troppo (l’anno scorso era per infortunio sul lavoro dato che in gita, sono caduta e sono stata operata al braccio)
  • Le attenzioni della DS erano sempre rivolte a commentare il mio profumo, il modo di vestire
  • Sul mio operato e sul mio lavoro ha ammesso sempre che sono una brava insegnante
  • La DS telefona spesso ai rappresentanti di classe o ai genitori per avere informazioni
  • Le sue convocazioni non sono mai per iscritto ma a voce, tuttavia mi è stato detto di richiedere sempre per iscritto eventuali incontri con lei.
  • Attacca colleghe che ho visto spesso piangere davanti a tutti, nella sua totale indifferenza
  • Fa dispetti e ricatta sempre iniziando con la frase: “Mi hanno detto che…”
  • Si informa sulla vita intima e privata di tutti i docenti
  • Al Collegio parla solo lei per ore e nessuno apre la bocca.
  • L’RSU è scelta da lei e fa tutto ciò che le dice di fare: non abbiamo un punto di riferimento
  • La precedente RSU si è dimessa, come confermato dal sindacato, si è dovuta assentare e prende psicofarmaci
  • Alcune colleghe mi hanno, anche in segreteria, per il mio modo di fare (diretto), definita spesso “pazza”
  • I miei alunni mi adorano: abbracci, sorrisi, risate, prove di affetto, attività coinvolgenti
  • La DS ci obbliga ad accettare progetti con ricatti e minacce, chiamando al cellulare anche all’una di notte
  • Alza la voce e urla anche in presenza di terzi e di minori
  • Ci ha intimato di non riferire e insabbiare casi di alunni che hanno problematiche di disagio familiare importante (due mesi fa, una bimba aveva il viso e l’occhio tumefatto, il padre gli ha tirato un pugno,), allora l’abbiamo chiamata ma lei ha detto che sono cose che riguardano la famiglia, che qualche schiaffo fa solo bene. E se incolpano noi?

Resto in attesa dei suoi commenti e la ringrazio.

  • Risposta. L’elenco è piuttosto lungo, dettagliato e ricco di amenità. Sarà tutto vero? Un punto dell’elenco instilla qualche dubbio (“Alcune colleghe mi hanno, anche in segreteria, per il mio modo di fare diretto, definita spesso pazza”), ma è certo che qualcosa (anzi qualcuno) non va. Se la “stravagante” fosse la docente, sarebbe indispensabile che il dirigente le richiedesse l’AMU in CMV. Se, al contrario, fosse strano il DS, più docenti, se non tutti, potrebbero richiedere con una lettera all’USR di sottoporre il Capo d’Istituto ad AMU. Ma per evitare fraintendimenti è bene ricordare quello che vado dicendo da sempre: l’Accertamento Medico, sia esso d’Ufficio che a richiesta del lavoratore, è sempre e solo strumento di tutela della salute della persona, a prescindere dal fatto che uno sia docente e l’altro dirigente.
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